OCCHIO AL DISCO: Sharon Jones and the Dap Kings - 100 Days 100 Nights ( Daptone/Self )
Lei ha una voce sopraffina. Loro un'eccelente virtuosismo, unito ad una grande originalità. Lei trasuda un'energia interpretativa, parente stretta delle grandi dive soul. Loro riescono ad essere vintage e moderni allo stesso tempo, mediante un'abilità, non da tutti, nel non far emergere uno strumento rispetto all'altro, ma facendo in modo che essi si amalgamino alla perfezione, in un suono di settantesca memoria rivitalizzato. Ovvio, che Mark Ronson, pigmalione della grande Amy Winehouse, non potesse fiutarne il loro talento e mandarli in tournè con la sua diletta. La stampa Americana ha già lodato ampiamente la bravura della band e della loro soul-Singer, la quale storia artistica è alquanto particolare. La Jones ha 51 anni, per un certo periodo, i fantastici e trash anni 80, ha cantato gospel nelle chiese, per poi tentare una carriera di cantante non andata proprio bene. Lasciatasi alle spalle l'ambizione di una carriera artistica, farà per anni la guardia carceraria, venendo notata solo in tempi recenti da un Talent Scout ( non è mai troppo tardi ). Da qui il trasferimento a Brooklyn e la firma di un contratto per la prestigiosa etichetta soul Daptone ( la stessa di Kenny Dope, per intenderci ndr.), con cui pubblica alcuni album, questo è il terzo con la band dei Dap kings. Il risultato è molto interessante, l'operazione perfetta, forse per certi versi ruffiana. Vi è una precisa intenzione, mediante i video in bianco e nero e la copertina del disco, ad esempio, di ricalcare il periodo d'oro del soul e del funky. Quello di James Brown, per capirci, quando la musica soul era poco patinata, come spesso accade adesso salvo le dovute eccezioni, ed era veramente la cosidetta musica dell'anima. Questo però voler riportar ai giorni nostri un certo tipo di immaginario, se da un lato è troppo filologico dall'altro è comunque lodevole. Come la musica di questo disco, non originale se proprio gli si vuole attribuire un difetto, perlomeno a livello compositivo, ma ottima nella sua composizione e costruzione. Salvo e lo dico, da acerbo estimatore del genere, nelle ultime tracce, a mio dire un pò troppo ripetitive. Molto belle e intriganti invece le prime , Nobody's Baby, Tell me, La Title Track e Be Easy. Tutto sommato è bello riascoltare il buon vecchio Soul " Bentornato ". Beccatevi 100 days 100 nights









