venerdì, 28 marzo 2008

OCCHIO AL DISCO: Joe Jackson - Rain ( Rykodisk / Audioglobe )

Click for hi-res imageJoe Jackson non ha perso il tocco, come canta in " Too Tough ", pezzo pop di lodevole raffinatezza e classe. L'artista Britanico, con l'apporto della superba Jackson band ( Dave Houghton e Graham Maby ndr. ) confeziona un nuovo disco di tesori compositivi, in cui eleganza, passione, accessibilità ad un pubblico vasto e pathos che solo la delicatezza di una musica Soul calda e sincera possono evocare , rendono questo disco un vero è proprio tesoro di  gemme  sonore d'inestimabilità elevata. E pensare che il nostro non è un novellino, il suo debutto risale al lontano 1979 ( Look Shark ), poi nel mezzo vari capolavori come Night &and Day e qualche momento di smarrimento artistico, dovuto all'abbandono momentaneo della mitica Jackson Band. E adesso a distanza di cinque anni dall'ultimo disco, Joe che ha alle sue spalle un passato di poliedrico musicista non da poco, dato che ha spaziato in tutti i generi possibili, dal Punk alla musica classica, dal pop al jazz, eccolo qui con  il suo grandioso ritorno, la sua nuova creatura, il suo preziossimo tesoro. E per un veterano come lui non è cosa da poco, perchè Joe è riuscito a creare un piccolo capolavoro degno dei suoi evergreen del passato. Un risultato eccellente per chi sembrava avesse fatto e detto tutto con la sua musica e fosse destinato al viale del tramonto. Invece Joe dimostra capacità non comuni, avvalendosi di piano e voce e componendo 10 canzoni di una virtuosità e talentuosità invidiabili ( anche per merito della sua grande band ).  La Jam session iniziale, contraddistinta dal suo mitico  falsetto, dell'eccezionale " The Uptown train "sembrerebbe il riff iniziale di un classico pezzo Soul del passato, sfornato dalla mitica etichetta inglese  Stiff Records. Le veloci e più ritmate " King Pleasure Time " e " Good Bad Boy ", non sfigurerebbero in un reportorio di Sting con una band funky. L'apice però e la ballata solo piano, " Solo ( So low ) ", una meraviglia in musica, dolce, malinconica, romantica ma non mielosa, suonata egregiamente con trasporto e sincera commozione. Semplicemente incantato da tanta bravura. Se amate Elvis Costello e la sua lucida malinconia e la pregevolezza del romanticismo in musica di Burt Bacharach, questo disco fa per voi. E' un sogno....

 

sciarra alle 15:15 in:
commenti: commenti (18)(popup) | commenti (18)

giovedì, 20 marzo 2008

NOTIZIA NEL MIRINO: IL CALVARIO DI CHANTAL SEBIRE NON HA FINE

Parigi. Ritrovata morta, nella sua abitazione parigina, la 52 enne insegnante scolastica Chantal Sebire, la quale  affetta da una gravissima forma di tumore che le aveva sfigurato il volto, si era vista rifiutare dalla magistratura francese la  richiesta di eutanasia. La donna, madre di tre figli, da circa otto anni, viveva atroci sofferenze per via di una terribile forma tumorale denominata  " Esthesioneuroblastoma ", che prende forma sul seno frontale e  si  protrae gradualmente su tutto il viso. Lei e il suo avvocato  Gilles Antonowicz, avevano invano fatto appello al tribunale di Digione, per far si che mediante la concessione della morte assistita alla donna, quest'ultima potesse porre fine al suo martirio. Richiesta negata dal tribunale poichè il suicidio e il suo favoreggiamento sono ritenuti un reato per la costituzione Francese. A quanto pare la legge Leonetti votata nell'aprile del 2005, in seguito ad un altro caso eclatante per l'opinione pubblica francese e non dissimile da quello della Sebire, quello di Vincent Humbert ( giovane 19 enne che in seguito ad un incidente stradale ed ai dolori insoffribili, aveva chiesto di poter morire, in una lettera alla sua infermiera ndr.), era ritenuta da Chantal, in una nota intervista al giornale " Le Figaro " riportata dal suo avvocato,  una offesa alla dignità degli esseri umani . In base a tale legge,  la donna sarebbe potuta morire soltanto attraverso " La sedazione terminale " ossia una sorta di somministrazione di farmaci che provoca un lento deperimento fisico, senza alcun tipo di nutrimento. Una pratica ineffetti piuttosto discutibile. Difatti l'avvocato della donna si espresse negativamente su questa alternativa e sulla legge che ne favorisce la pratica. Qualche giorno dopo il ritrovamento del corpo di Chantal nella sua abitazione. Il ministero  dell' interno parigino, non esclude come ipotesi più accreditata quella del suicidio. Adesso però, si mormora addirittura dell' eventualità di un'autopsia per appurare come sia morta la vittima. Il suo avvocato ritiene inconcebile tale scelta. Si prolungherebbe difatti anche dopo morta il calvario di una donna che si è vista negare, dato l'estremismo e la gravità del suo caso, una morte decorosa, al fine di far cessare quelle sofferenze atroci che ne hanno starvolto l'esistenza. Cosa ne pensate blogger dell'eutanasia e di questo caso? Vi aspetto  in tanti

Chantal Sébire consigue su objetivo: morir        

sciarra alle 20:34 in:
commenti: commenti (45)(popup) | commenti (45)

lunedì, 17 marzo 2008

OCCHIO ALLA BAND: " Contagiosa mi ha contagiato! "

Una settimana fà, da perenne insonne quale sono, mi addentravo nei vari Blog presenti su Splinder, alla ricerca di qualcuno che  condividesse con me la mia passione per la musica. Quella notte fù veramente indimenticabile, scoprì un sacco di Blog vari in merito al mio grande amore, ero impazzito! Mi si era aperto un mondo, popolato da  gente che ama questa cosa meravigliosa che si chiama Musica, quanto e più di me. Tra i vari Blog a cui ho fatto visita, vi era quello di una certa Danydolce, che mi incuriosì particolarmente, data anche l'immagine di una ragazza col microfono in mano scelta come foto per il profilo, decisi così di dargli un'occhiata, dicendomi " Questo è  lo spazio web di una Vocalist, non ci sono dubbi. Chissà che tipo di musica fà ? " Mi sono così imbattuto nel blog di una giovane Cantante ( ovviamente! ) Emiliana di nome Daniela e del suo gruppo, composto da Silvia, Fernando e Kekko ( batteria, basso e chiatarra ) dal nome assai accattivante "Daddy Pleasure ". Nel Blog, vi era l'indirizzo del loro My Space, che offriva la possibilità di ascoltare una loro canzone. Digito il sito e mi imbatto, nel cosidetto pezzo dal titolo " Contagiosa ". Lo ascolto in un primo momento quasi distrattamente, per poi invece ritrovarmelo ad ascoltare più volte e a canticchiarlo continuamente nella mia mente. A quel punto, mi dico " Ha ragione Dany a dire di essere contagiosa, MI HA CONTAGIATO!" Ho trovato che la canzone sia veramente bella, fresca, autoironica e si differenzi da molte cose che si sentono in giro in Italia, per quanto concerne la Pop music di casa nostra. " Un Pop-Rock solare e mai banale, perfetto sia come colonna sonora per una serata di una festa universitaria che di un centro sociale e non solo. "Sono sola contagiosa, attraverso crisi di mentalità e controllo il tuo mondo " è un ritornello  accattivante, che per l'appunto ti contagia nel cantarlo, nell'entare nel suo mondo variopinto e solare. Bello il souno creato dagli strumenti, in primis la chitarra,  che si sposa perfettamente alla voce di Daniela, fresca e frizzante. Il testo è un inno alla fuga dalla realtà, che viene per l'appunto incorniciata, a favore di una leggerezza e di una elestacità individuale, che ci mette a riparo da un mondo frenetico e confusionario. Lo potete ascoltare su www.myspace.com/daddypleasure dove potrete leggere anche la loro biografia.... In attesa dell'album che si pronuncia altrettanto contagioso. Ciao Daniela 

sciarra alle 03:19 in:
commenti: commenti (35)(popup) | commenti (35)

venerdì, 14 marzo 2008
NON SOLO RECENSIONI, ANCHE POESIA, SONO PUR SEMPRE UN POETELLO/POETASTRO !
Dove sei nome negato ai miei pensieri?
Pensieri aspri quanto agrumi,
Cenere ancora accesa dall'arsura di parola bruciata, Così viva nel  pensiero, giammai adagiato alla sua assenza, Che aimè, turba me con veemenza.

E' fosco inverno, mio diletto fratello, dove sei?
Le brume invernali offuscano un lutto malsostenuto dal tempo, tempo che fu e sarà "Passato lividoso": Racconto che si strugge tremolante, versificazione poetica alterata da respiro inquieto, emissario di un perpetuo pensiero.

E tu, fratello, dove sei?
La luna è empia di luci sfociate in notti agonizzanti, ossia, crudeli rimembranze, mai sopite, nell'inconscio color nero

L'animo è seminudo,
è pianta selvatica su un tericcio malridotto.
Mi sforzo di recintarlo,
ma è come impazzito, un cavallo stizzito!
Il cielo è statico e quel solo e solo pensiero si burla di me: è nuvoloso; è sereno; è alienante....
Eppure dissi addio
immagine

sciarra alle 05:15 in:
commenti: commenti (35)(popup) | commenti (35)

mercoledì, 12 marzo 2008

RETROSPETTIVA ALBUM: Odawas - Raven and The White night ( Jagjaguwar ) anno di pubblicazione 2007

  Giuseppe, non dorme è insonne come ogni notte solinga. Sul  letto  sfatto dell'altra sua casa dell'altro suo sè, ricorda, rimembra un album sentito tempo fà, diverso dal solito, speciale,  magico. Egli nell'ascoltarlo dice tenuamente a se stesso " Musica inquieta, come il mio animo fragile e mai di pietra, la prima traccia The Maddening of raven, ancora una volta come molta musica Dark, mi rimanda al mondo maledetto di Twin Peaks ". L'ascolto e l'ascoltatore continuano inntesificamente ad amalgamarsi, ad identificarsi l'uno nell'altro, con vivide e oniriche emozioni  estrapolate dalla notte Oscura. " Uno sciamano sembro, in contemplazione del fluiire del doppio eco  di When God Was a Wicked che è la mia doppia essenza"- esclama gaudioso il giovane nottivago nella mente. "Continua il mio percorso con la musica seducente e ottenebrata. E' il turno  di Getting To Another Place ", sono in non luogo ove la malinconia è sovrana, l'emozione nè è sua vittima masochista consenziente. Alleluja rincara la dose è triste e mi conduce al gelo di un mondo celato nell'oscurità, ma carico di un potenziale luminoso che sconbussala positivamente e illumina di quiete nell'inquietudine di quel sentire, lo spirito. Love is il nuovo pezzo, mi pare però diverso. Dalla tristezza e gioia nera si passa al male, al dispotismo degli uomini, in queste urla simil Nazista, che mi innoridiscono e mi provocano un insano piacere nell'insofferenza. Sarà quello strumento indiano, quella chitarra sognante. In fondo è solo un sogno, un brutto sogno che mette in luce in quest'istante la mostruosità  di ognuno. " L'ascolto nella seconda parte vira verso soluzioni più estreme, che non concedono nulla alla melodia " Vi è Circus Song  e sopratutto Beware, che rimandano ai Led Zeppelin, quelli più cullanti, quelli più meditabondi ed io stesso medito ora ascoltando le note del pensiero nel pensiero, adesso ". E' medita Giuseppe, medita... Mentre gli occhi si chiudono e schiudono, tra la sonnolenza e l'eccitazione di un infinito risveglio " Pink Floyd e Neil Young, RENDONO PSICHEDELICHE E PSICOTICHE Bernace and Rustic Debris e The Ice, folk folle verso nuovi orrizonti oltre la porta della percezione come dice Morrison. Wau, sono in un paradiso di atmosfere noir e distorte ". L'ascolto più volte avvenuto sarà concluso, mattino venuto .     Detto questo ascoltatevi Gettin To Another Place degli Odawas, vi sedurrà, statene certi!

odawas.jpg picture by m-sss

sciarra alle 19:17 in:
commenti: commenti (10)(popup) | commenti (10)

martedì, 11 marzo 2008

OCCHIO AL DISCO: Sharon Jones and the Dap Kings - 100 Days 100 Nights ( Daptone/Self )

Lei ha una voce sopraffina. Loro un'eccelente virtuosismo, unito ad una grande originalità. Lei trasuda un'energia interpretativa, parente stretta delle grandi dive soul. Loro riescono ad essere vintage e moderni allo stesso tempo, mediante un'abilità, non da tutti, nel non far emergere uno strumento rispetto all'altro, ma facendo in modo che essi si amalgamino alla perfezione, in un suono di settantesca memoria rivitalizzato. Ovvio, che Mark Ronson, pigmalione della grande Amy Winehouse, non potesse fiutarne il loro talento e mandarli in tournè con la sua diletta. La stampa Americana ha già lodato ampiamente la bravura della band e della loro soul-Singer, la quale storia artistica è alquanto particolare. La Jones ha 51 anni, per un certo periodo, i fantastici e trash anni 80, ha cantato gospel nelle chiese, per poi tentare una carriera di cantante non andata proprio bene. Lasciatasi alle spalle l'ambizione di una carriera artistica, farà  per anni la guardia carceraria, venendo notata  solo in tempi recenti da un Talent Scout ( non è mai troppo tardi ). Da qui il trasferimento a Brooklyn e la firma di un contratto per la prestigiosa etichetta soul Daptone ( la stessa di Kenny Dope, per intenderci ndr.), con cui pubblica alcuni album, questo è il terzo con la band dei Dap kings. Il risultato è molto interessante, l'operazione perfetta, forse per certi versi ruffiana. Vi è una precisa intenzione, mediante i video in bianco e nero e la copertina del disco, ad esempio, di ricalcare il periodo d'oro del soul e del funky. Quello di James Brown, per capirci, quando la musica soul era poco patinata, come spesso accade adesso salvo le dovute eccezioni, ed era veramente la cosidetta musica dell'anima. Questo però voler riportar ai giorni nostri un certo tipo di immaginario, se da un lato è troppo filologico dall'altro è comunque lodevole. Come la musica di questo disco, non originale se proprio gli si vuole attribuire un difetto, perlomeno a livello compositivo, ma ottima nella sua composizione e costruzione. Salvo e lo dico, da acerbo estimatore del genere, nelle ultime tracce, a mio dire un pò troppo ripetitive. Molto belle e intriganti invece le prime , Nobody's Baby, Tell me, La Title Track e Be Easy. Tutto sommato è bello riascoltare il buon vecchio Soul " Bentornato ". Beccatevi 100 days 100 nights

cover.jpg

 

sciarra alle 15:28 in:
commenti: commenti (12)(popup) | commenti (12)

sabato, 08 marzo 2008

OCCHIO AL FILM: SWEENEY TODD Di Tim Burton, con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sasha Baron Cohen

Come rimediare ad una recensione fatta con ritardo? Dato che il film in questione, un musical per intenderci ( Il primo del visionario e fiabesco Tim Burton ndr.), è uscito intorno al 22 febbraio! Bè, credo che ciò che bisognerebbe fare, in questo caso, è uscire un pò dalle righe nel recensire la pellicola. Come? Cercando di essere un pò originali, diversi dal solito nel parlarne, mettendo in primo piano le emozioni date dalla suddetta creatura cinematografica . Mi limiterò a dire, per quanto concerne i dati di rito, che il film è tratto da un musical di Broadway ( ultimamente vanno forti ad Hollywood, vedi Chicago o Hair Spray ndr.) del 1979 di Stephen Sondheim e Hugh Wheeler, Sweeney Todd - Il Diabolico Barbiere Di Fleet Street, personaggio spietato, che secondo varie fonti è esistito veramente, infatti sembra che attorno al 1846 In Inghilterra abbia fatto una vera e propria carneficina. Trama in pillole adesso: Londra, 800. Siamo nei subborghi della capitale, quelli più sporchi e putridi. Un ingenuo barbiere Benjamin Barker ( Johnny Deep ), viene accusato ingiustamente da un losco giudice di aver commesso un reato di cui non ha alcuna colpa. Ciò che spinse il cosidetto uomo di legge, a muoverli pesanti accuse, fu l'attrazione che egli provava verso la  bella e soave consorte del barbiere. L'uomo perderà moglie e prole in fasce. Passano così 15 anni, adesso il nostro Benjamin si fa chiamare Sweeney Todd,  e non è più la persona  di un tempo, dato che la vendetta sembra essere la sua unica ragione di vita, il suo unico scopo, visto quello che ha dovuto subire a causa di un sistema spietato che la sbrigativamente condannato, per abuso di potere e superficialità della sentenza ( cose che accadono ancora, aimè). Stop Trama. Stiamo parlando di vendetta, ho detto poc'anzi che voglio mettere in luce le emozioni e tralasciare il piano tecnico del film ( ineccepibile, perfetto e Dark come ogni film di Burton ). Bene. La vendetta è il motore del film. Nè esalta le melodie surreali e trasognanti, decantate dai protagonisti ( è pur sempre un musical!) in fase di delirio. Un delirio che prende il soppravento sulla loro razionalità, trascendendo qualsiasi etica e qualsiasi morale. Qui vi un odio ed un amore estremizzato, che Burton rende come al suo solito, melanconicamente crudele nei suoi personaggi, che confondono l'amore e l'odio, con une emotività forte, folle, in cui l'umanità è resa agghiaciante, venendo descritta nel suo lato più estremo. Vi è un contagio, tra le varie figure drammatiche e grottesche del film, nel far del male all'altro, impressionante, sconvolgente. E' come se la forza dell'odio e il subire angherie dal prossimo e dalla vita, accechi l'umanità di un essere vivente, rendendola malata, assetata di vendetta sino alle più estreme conseguenze. Vedi i personaggi di Depp e della Carter, il loro sguardo, enfatizzato dal pallore nero del viso lì rende privi di pietà, poichè soli, poichè violentati nelle loro esistenze dalla loro rabbia rovente. Burton ne crea un immaginario da favora nera, con spruzzate di Horror Splatter, in certe scene indigeribile. E' come in ogni favola la morale aleggia sin dall'inizio del film, accompagnando i suoi protagonisti per mano, lentamente al prevedibile epilogo ( nel senso buono del termine però ). La musica non prende il soppravento sulla scena, come  averebbe fatto in un teatro, si amalgama al film perfettamente. Questa pellicola è un nuovo grande risultato per Burton. Il Walt Disney più oscuro che si sia mai visto nella storia della celluloide, ma anche più intrigante e poco politicamente corretto.....  Mi sa che questa recensione che ho scritto è come tutte le altre, però! Mi sono ripetuto, vabbè, meglio così! EH! eh! eh! eh!

jodeep.jpg

sciarra alle 17:39 in:
commenti: commenti (30)(popup) | commenti (30)

martedì, 04 marzo 2008

OCCHIO AL DISCO: Baustelle \ Amen ( Warner Music Italia )

 baustella amen copertinaNon è facile per me, parlare di questo disco. Non è facile per me parlare dei Baustelle. Perchè? Probabilmente, perchè non conosco sufficientemente, i loro trascorsi musicali, i loro precedenti dischi. E ciò potrebbe, penalizzarmi, da un lato nella recensione. Ma non voglio farmi spaventare, da altre critiche musicali a riguardo, spulciate sul web, che defiscono il nuovo disco del trio Toscano, un buon album, ma non all'altezza dei  precedenti, sia musicalmente che per quanto riguarda  i testi, sopratutto quelli contenuti nei primi due dischi. Ho letto in una recensione, ad esempio, che la stesura di certe parole è azzardata, banale e caratterizzata da un'intelletualismo scialbo . Poi, ho letto in altre, che i Baustelle hanno tradito il loro stile indie-rock  ultra alternativo ed innovativo del passato, per abbracciare un pop-rock semplice e immediato da classifica, manifestando tutto il loro dissenso per il nuovo corso musicale intrapreso dai ragazzi di Montepulciano( Siena ). Però anche nelle suddette critiche peggiori, veniva evidenziata la grandezza tecnica della band e le bellezza di determinate canzoni su altre. La cosa ridicola è che alcuni critici o semplici estimatori della band, hanno ritenuto  brutte specifiche canzoni e belle altre,  ad esempio c'era chi definiva L'uomo del secolo imbarazzante,  invece altri che la ritenevano commovente,  . Questo però, per fortuna, è anche il bello della soggettività, l'avere un proprio punto di vista  spesso non concorde a quello degli altri. La storia insegna che quando una qualsiasi opera divide i critici e gli ammiratori, vuol dire che è grandiosa. Arriviamo perciò al punto clou della questione, cosa pensa il Signor Sciarra, del nuovo disco dei Baustelle, in base al proprio ascolto e alla non conoscenza adeguata del materiale inciso in passato dal gruppo? Sarò franco. Ho ascoltato molte volte il disco, letto e riletto i testi, visitato più volte il loro sito internet , per leggere commenti dell'affascinante e bravo  leader della band " Francesco Bianconi " e degli altri altrettanto intriganti e bravi membri del gruppo, Rachele Bastreghi ,splendida voce femminile della band, e Claudio Brasini, loro chitarrista. Tutto questo è stato fatto, per attuare al meglio la mia ricerca filologica e non solo sulla rockband, cercando informazioni su come muovermi, ma mantenendo ben saldo il mio punto di vista. Risultato? " Amen " dei Baustelle è uno dei più bei dischi Italiani, a mio parere, uscito in questi ultimi anni nell'obsoleto e trash panorama musicale italiano. A prescindere, da chi storce il naso per il loro nuovo percorso musicale, che a dire di alcuni, concede troppo al " Pop ". Io rispondo che anche i Beatles erano Pop e che pop. Così i Baustelle. Fosse tutto così il Pop. Raffinetezza, straordinarietà compositiva, testi di grande poesia e di facile accessibilità per l'ascoltatore, confluiscono in un frullatore d'incanti sonori, di matrice new wave ed elettronica, da capogiro.  Questo album ha dei testi che la maggior parte degli artisti Pop italiani e non solo, si sognano. E' a chi dice che erano meglio i testi del passato, rispondo che questi di adesso personalmente sono bellissimi e che comunque sono pur sempre, che siano o non siano inferiori a quello che hanno scritto agli esordi,  nettamente al di sopra degli standard di molti artisti e gruppi Italiani. In questo disco si resta stupefatti da ciò che si scorge. Qui vi è letteratura, alto artigianato musicale, poesia ( anche se loro umilmente lo chiamano istinto, parole viscerate spontaneamente dalla pancia dicono, ndr ) ,onestà. Vi è L'Occidente, il suo decadimento, il suo essere spento, inquieto, alla ricerca di nuovi stimoli, nel bene e nel male, in contrapposizione ad un Oriente minacciato dalla società di massa. Vi è Dio, un Dio che guarda dall'alto il disfacimento e la paura all'isolamento delle proprie creauture, combatutte tra l'asservimento al sistema e la neccesità di scrivere per non morire dentro, per continuare l'espressione il più possibilmente libera di se stessi, più volte minata da invasioni esterne. A tal proposito, il sacro e il tema centrale di questo quasi concept-album.  Esso ricorre difatti, come unico tentativo di svolta per l'uomo, dal malessere comune, volgendo lo sguardo diretto verso il cielo, verso le stelle, verso Dio. Inoltre,  vi è la paura di amare, il chiedersi se l'amore esista veramente, in un mondo in cui tale parola viene usata impropiamente mediante vuoti sms oppure a cui spesso molti voltano deliberatamente le spalle, per noia e insodisfazzione, in squallide notte di sesso in una Dark-room . Le canzoni? Tutte meravigliose, tutte straordinarie nel loro essere così magnificamente Pop. Un Pop elegante , riflessivo, schietto,  sporco e candido allo stesso tempo. Un pop unico, che rimane, come la grande musica  nei nostri  ricordi, nel nostro cuore, come traccia indelebile, inestirpabile  . Che dire delle citazioni? Si và dal tormentato cantautore Piero Ciampi al sofferente Pier Paolo Pasolini; a Baudelaire e Socrate; al cantante Country, Lee Hazlewood e a Nancy Sinatra; sino ad Alfredo Rampi ( il bambino di nove anni, che cadde in un pozzo tenendo inchiodati milioni d'italiani nei primi anni 80, quando termino il riserbo da parte dei media verso una una tragedia, con la sua spettacolarizzazione ndr.); si rimane esterefatti dalla bravura in cui esse vengono snocciolate nelle parole, per nulla pretenziose o artificiose. Musicalmente c'è pop, rock, elettronica molto anni 80 ( la splendida Baudelaire nè è l'esempio perfetto ), strumenti a fiato, orchestrazioni degne di una colonna sonora di un film western ( Etiophia,Spaghetti Western ), folk e country . Collaborazioni di rilievo: Sergio Carnevale , Alessandro Alessandroni che ha collaborato con Ennio Morricone, il musicista etiopie Mulatu Astatke nel pezzo d'apertura ( E così sia ) , l'orchestra d'archi di Silvia Catasta e Edoardo De Angelis ecc.... Poi le voci dei due, che o singolarmente o sovrapposte l'una sull'altra nel ritornello o nella strofa di un pezzo, ci cullano in melodie disincantate, al contempo dolci e amare, che ti scavano nel profondo e ti rendono sopportabile tutto ciò che la nostra società trsitemente sta vivendo .  Con la musica, con l'arte fatta di ideali, di speranze, di sogni ciò è possibile. Scrivendo come fecero Ciampi, Pasolini, Tenco, esprimendosi autenticamente e impavidamente con la propria arte come un Caravaggio o chiunque altro creda nella vita, nonostante tutto. E se il mondo non è in grado di capire e si è stanchi di credere in qualcosa,   cercando una via di fuga all'esistenza nella morte, ricordate " Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andersene così. Andarsene da qui " . Ascoltateli e andate in pace.  Amen

 

 

sciarra alle 20:41 in:
commenti: commenti (21)(popup) | commenti (21)